cucinaMusia

Una grande parete in ferro nasconde il cuore dell’attività gastronomica di Musia. È qui dietro che lo chef e i suoi collaboratori danno vita alle proposte che accompagnano la giornata di Musia. Uno snack veloce o un tè nella pausa pomeridiana, fino all’aperitivo e finalmente alla cena. Sempre circondati da opere d’arte e videoproiezioni; sempre circondati dalla forza creativa dell’arte.


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Lo Chef

Ho avuto la fortuna di lavorare con alcuni dei più grandi chef stellati d’Europa, tra cui Pierre Koffmann (Le Tante Claire) e Fergus Henderson (St. John) a Londra e Michel Rochedy (Le Chabichou, Courchevel) sulle Alpi francesi.
In Italia ho cucinato accanto a Gualtiero Marchesi, una grande fonte di ispirazione. Un’altra amica e mentore è Mary Paolillo dell’Enoteca Ferrara a Roma, con la quale abbiamo vinto il Premio Gambero Rosso per la migliore enoteca in Italia.
 
Quando sono arrivato nella Capitale, l’obiettivo era di trasformare una trattoria locale in un fiorente punto di riferimento del quartiere: e così Necci dal 1924 è diventato un’accogliente oasi affollata dalla mattina alla sera. Ho poi ampliato l’attività con la pasticceria dell’avventurosa Tiger Tandoori, che ha attirato folle di curiosi da ogni parte della città.
 
In tutto ciò che ho fatto dopo (consulenze per progetti di franchising, ideazione di nuovi format, corsi di formazione...) ho mantenuto fede ai miei princìpi: la qualità delle materie prime, il dialogo con i produttori locali, la garanzia dei migliori allevamenti e delle più affidabili lavorazioni artigianali.  Ora la nuova scommessa è Musia, un luogo ad alto tasso creativo, dove ritrovare antiche passioni frugando nella mia memoria di studente in Storia dell’Arte. Tutto torna, nella Città Eterna!

© Alessandra Zucconi





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